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Conoscete la leggenda di Excalibur, la spada che il mitico re Artù estrasse dalla roccia? Bhe, non si tratta d’una favola, qualcosa di simile accadde realmente nell’Italia del XII secolo.
A San Galgano, in provincia di Siena, un’antica chiesa conserva una spada infissa nella roccia.
L’arma appartenne ad un cavaliere, che, stanco della sua violenta esistenza, fu guidato dall’arcangelo Michele in un luogo dove, finalmente, avrebbe trovato la sua pace. Giuntovi, Galgano - questo era il nome del guerriero - ebbe voglia di pregare.
Confisse, dunque, al suolo la sua spada, per farsene una croce. La lama, penetrando nel terreno, incontrò una roccia, la trafisse e vi rimase imprigionata. Oggi è ancora là, visibile agli occhi ammirati dei turisti.
Un gruppo di scienziati ha dimostrato ch’essa è autentica…!
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Da bambino, amavo leggere i racconti epici, e sognavo avventure come quelle di Lancillotto, di Sigfrido, e di Rolando. Poi, attorno agli undici anni, vidi un film sul Kung Fu, e nacque la mia passione per quest’arte.
All’inizio (era il 1975), trovare un valido insegnante risultò impossibile. Mi dedicai, perciò, al Judo, sotto la guida dei Maestri Rinaldo Piano e Fulvio Aragozzini e, successivamente, studiai lo Yoseikan Budo con Fabrizio Tabella.
Nel 1979 divenni allievo del Maestro Chang Dsu Yao, un anziano gentiluomo di Taiwan. Da lui appresi un particolare stile di Kung Fu, lo Shaolinquan di P’ei. Vinsi qualche gara, mi fu conferita la cintura nera e, nel 1983, ricevetti l’abilitazione all’insegnamento. Sette anni dopo, aderii alla scuola del Maestro Isidoro Li Pira, un valido esperto di Kung Fu Choy Lee Fut.
Cominciai ad avere qualche soddisfazione anche come istruttore, grazie ai miei allievi che primeggiavano nelle gare di combattimento. Sotto le armi, ebbi l’onore d’addestrare alcuni reparti militari all’autodifesa, e partecipai a diverse missioni, nelle quali mi distinsi.
Più tardi, potei realizzare il sogno di recarmi, per qualche tempo, in Cina, dove frequentai la scuola della Maestra Siow Lee Kiow. Da lei appresi i segreti del Palmo degli Otto Trigrammi, la disciplina che, attualmente, coltivo.
Studiai Medicina all’Università di Milano, e, per due anni, collaborai ad una ricerca presso la Cattedra di Fisiopatologia Chirurgica dell’Ospedale Maggiore. Ma, con rincrescimento, dovetti abbandonare quest’attività.
Ebbi, al contrario, un’esistenza tumultuosa, durante la quale conobbi persone di straordinaria umanità, come Mario Furlan ed i suoi City Angels, dei quali fui istruttore, e rappresentanti delle istituzioni, che mi affidarono incarichi di pubblica utilità. Collaborai con professori universitari e giornalisti, frati e mediatori culturali, atleti e poliziotti.
Ma, soprattutto, ebbi a che fare con illustri maestri di arti marziali, quali Lau Chung, Jun I.Matagay, Giorgio Porcellana, Lee Kam Wing, Maurizio Maltese, Rodel Dagoc, Xu Zai Xin, Gianfranco Pompianu, Austin Goh, Liu Jingru e tanti altri. Ciascuno di loro mi diede insegnamenti preziosi.
Ho percorso gran parte del mio cammino in compagnia di persone meravigliose, le cui storie si sono, spesso, intersecate con la mia: docenti che ho rispettato come genitori, allievi che ho amato come figli, rivali che ho temuto, amici che mi hanno commosso. In fondo, l’esistenza che ho condotto non è stata molto diversa da quella che, nei miei sogni di bambino, avevo immaginato: ho affrontato dei combattimenti, ho viaggiato in terre lontane, sono comparso – ahimè! - sui giornali ed in televisione.
Vivere di arti marziali è stato difficile e, spesso, molto rischioso. Però è stato inebriante come un raffinato profumo, travolgente come un vento impetuoso, gustoso come un buon vino dal colore sanguigno… Ah!, l’ho pagato a caro prezzo, il sogno che ho vissuto. Ma ne è valsa la pena, altroché!
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Nel corso degli anni, ho appreso molte cose sulla Cina, sulla sua storia e sulla sua civiltà. La sorpresa più grande, tuttavia, dovevo trovarla nella mia terra, l’Italia.
Diversi anni or sono, alcuni allievi di Milano decisero di regalarmi una spada di Toledo. Il dono era giunto in un momento assai delicato della mia vita, e rappresentava molto di più che un segno d’affetto. Quell’arma era bellissima. Impugnarla evocava sensazioni profonde, indescrivibili.
Mi sarebbe piaciuto maneggiare quella lama, sentirla fendere l’aria, vederla tracciare stupendi giochi di luce… ma non sapevo neppure come brandirla: era molto, molto diversa dalle armi cinesi a cui ero abituato. Mi rassegnai, perciò, ad esporla in casa come un bel soprammobile.
Se non che, poco tempo dopo, il mio assistente istruttore di Bergamo, Niccolò Vacchelli, mi portò la riproduzione d’un antico, particolarissimo libro. Si trattava del “Flos duellatorum”, composto, nel quindicesimo secolo, da un famoso maestro d’arme: Fiore dei Liberi da Cividale.
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Il testo, ricchissimo di disegni, illustrava nel dettaglio il sistema di combattimento che, in Italia, si usava nel tardo medioevo. Si trattava d’un’arte marziale vera e propria, complessa, raffinata ed estremamente efficace.
Comprendeva di tutto: combattimento a mani nude, leve articolari, proiezioni. Ed ancora, difesa personale con armi di circostanza, maneggio della daga, scherma con due diversi tipi di spada, uso della lancia, tecniche speciali per gli scontri in armatura od a cavallo e molto altro ancora.
Preso dall’entusiasmo, studiai quest’opera con rispetto e passione, sperimentandone attentamente i contenuti. Quattro anni più tardi, proponevo l’antica disciplina del maestro Fiore in palestra, suscitando la curiosità, se non l’interesse, di molti.
Pensate: persino il Dottor Kong Cheng, campione del mondo di Kung Fu, soggiornando, qualche anno fa, nella mia casa, volle saperne di più sull’arte marziale italiana (che si chiama, propriamente, “Scrima”). Esaminò attentamente i miei libri sull’argomento, e me ne chiese persino uno da portare con se’ in Cina!
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Chissà: forse mi si presenterà l’occasione d’illustrare le tecniche di combattimento medioevali anche a voi che state leggendo... Evitando, tuttavia, l’esempio del leggendario re Artù, ed imitando, piuttosto, l’atto di Galgano.
Perché le spade, credetemi, stanno meglio se confitte in una roccia.