"Bel Trovato- disse la Dama del Lago al suo figlio adottivo Lancillotto- “sta per cominciare per voi una nuova vita, perché dovete entrare nella cavalleria.
Ricordatevi che il cavaliere dev’essere prode e gentile, leale con tutti ed, in particolare, col suo signore; e sappiate che indossa buon elmo e buona corazza, e impugna buona spada e buona lancia non già per aggredire, ma per difendere.
Tre sono le cose che il cavaliere difende: l’afflitto, la donna e la santa Chiesa.
Il suo scudo significa che egli si deve porre come uno scudo fra queste tre cose ed i loro nemici; la lunga lancia con cui colpisce il nemico prima che questi possa raggiungerlo significa che egli deve prevenire anche le cattive intenzioni, e non limitarsi ad attendere l’offesa; la sua spada a due tagli indica che egli deve colpire i ladri e gli omicidi ed i nemici della santa Chiesa; ed, infine, il suo cavallo rappresenta il popolo, che deve sostenere il cavaliere, provvedendo ai suoi bisogni, e che dev’essere guidato da lui" (ad. da "Leggende della Tavola Rotonda", in "Il mio amico" – Garzanti ed.).
Quelle riportate sono le parole d’una leggenda, ma trovo che vadano dritte al cuore.
Oggi riteniamo che coltivare dei principi morali sia da babbei. Meglio badare al profitto che alla vita degli altri, al futuro dei nostri figli, alla pace fra i popoli, al lavoro sicuro, all’aria da respirare, all’acqua da bere, al cibo genuino.
Un bel profitto davvero! A questo punto, verrebbe da chiedersi chi è veramente un babbeo.
Capitemi, non sono contro la ricchezza ed il benessere, sono contro l’avidità smodata e la mancanza di scrupoli. Queste cose fanno del male a tutti, compresi coloro che le professano.
Viviamo in un mondo sempre più triste, cattivo e difficile perché lasciamo che una mentalità prevaricatrice ed aggressiva si diffonda indisturbata. Ci siamo abituati a temere chi è feroce, sleale, arrogante, lasciamo che ci sottometta, non combattiamo più. Chiamiamo la nostra rassegnata abiezione con appellativi che possano giustificarla, troviamo mille pretesti per lasciare che una tremebonda inerzia ci separi dai bellissimi doni che Dio ci ha offerto. Perché?
L’esistenza terrena non è infinita, e, soprattutto, non è senza senso.
Imparare a combattere ci restituisce fierezza, dignità e coraggio. E’ ben lungi dal promuovere l’aggressività e l’arroganza: queste ultime non s’imparano attraverso la disciplina, ma, piuttosto, nascono dalla mancanza d’autocontrollo.
E l’autocontrollo è il requisito principale per salvarsi la vita durante uno scontro…
L’arte marziale che ci è giunta dall’Italia medioevale non è una semplice attività fisica, non consiste unicamente nella lotta, nella scherma o nell’equitazione: possiede un contenuto morale ricchissimo, che lascio enunciare al Maestro Fiore dei Liberi, del XV secolo:
"Se le attività delle armi ti diletta conoscere, amico,
abbi con te tutto ciò che i poemi mostrano.
Sii audace, abbi forza ed animo, e non permettere alla vecchiaia di coglierti.
Nessun timore sia nella tua mente, mostra il tuo coraggio, puoi farlo!
La donna sia d’esempio: pavida, mai
Fronteggerà una spada sguainata, sarà presa dal terrore.
Così, un uomo timoroso come una donna, nulla varrà;
Mancherà pure ogni altra cosa, se dovesse mancare l’audacia del cuore;
L’audacia e l’animo virile sono il fondamento di quest’arte."
Ovviamente, mi dissocio dal Maestro per quanto riguarda la sua pessima opinione delle donne, ma penso che il suo messaggio sia chiaro a tutti.